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Intervista al poeta Emanuele Martinuzzi

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Intervista al poeta Emanuele Martinuzzi

L'idioma del sale è l'ultima raccolta poetica di Emanuele Martinuzzi, giovane autore noto al pubblico e alla critica. Le sue precedenti pubblicazioni sono L’oltre quotidiano – liriche d’amore (Carmignani, 2015), Di grazia cronica – elegie sul tempo (Carmignani, 2016), Spiragli (Ensemble, 2018), Storie incompiute (Porto Seguro, 2019), Notturna gloria (Robin edizioni, 2021). Ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. Ha partecipato al progetto “Parole di pietra” che vede scolpita su pietra serena una sua poesia affissa in mostra permanente nel territorio della Sambuca Pistoiese assieme a quelle di numerosi artisti. Gestisce un blog personale "Emanuele Martinuzzi e la Poesia"


1) Ti dedichi alla poesia da quando avevi dodici anni. Un amore nato per caso?

Non è stata una scelta consapevole da parte mia. Mi piace pensare – e credo sia la cosa più ragionevole da credere – che sia stata la scrittura a trovarmi e non viceversa. Da piccolo per anni ho fatto teatro e cantavo nel coro di voci bianche della mia città. Quando questa bellissima parentesi della mia infanzia è finita questo vuoto, assieme ad altri vuoti o domande inespresse, hanno attratto l’amore della poesia da qualunque universo parallelo si trovasse verso la mia vita, trasfigurata in un modo e nell’altro, nel bene o nel male, da questo incontro. Ho iniziato a sentire la necessità, l’esigenza, l’urgenza di esprimere qualcosa di ancora misterioso, incandescente, fondamentale, attraverso versi, che all’inizio erano delle filastrocche, a volte anche buffe o irriverenti su amici, parenti o altre persone. Poi piano piano si è strutturata la mia scrittura, come una forma di scavo e ritrovamento, dentro il cuore tormentato e sensibile di un adolescente, disorientato e silenzioso, lunatico e stravagante, come molti in quella fase della crescita, così delicata. Un certo tormento, una certa introversione, una incerta parte di me che mi rimanda continuamente verso un non ben imprecisato altrove e mi fa fuggire da qualunque stato presente, è rimasta anche negli anni a venire, non so se grazie o per responsabilità della poesia. Questo è il mio personale incontro con la poesia, si potrebbe dire con il mio daimon. Poi credo che ogni persona, adolescente o più matura, abbia un modo del tutto unico di reagire emotivamente e intellettualmente a questa folgorazione, che è la scrittura di una prima poesia.

2) Gestisci un blog personale "Emanuele Martinuzzi e la Poesia". Come lo definiresti in poche battute?

Un momento di riflessione e condivisione per tutti coloro che amano la poesia e la ricercano attraverso la scrittura, ma non solo, nella vita di tutti i giorni. Una finestra sulle poesie dei grandi poeti del passato o anche dei poeti minori, che comunque hanno dato voce alla propria sensibilità e lasciato il loro segno nella storia della letteratura, o semplicemente personale. Infine, ma non ultimo, un diario del mio percorso nella poesia, in questo sottosuolo pieno di rovine e tesori, con i miei lavori, foto, video, storie e emozioni varie.  

3) Nella tua biografia sono presenti riconoscimenti e premi. Ritieni importante per un autore sapere che le proprie opere sono apprezzate?

Quando si scrive sei trasportato da una meraviglia, che fa risvegliare dentro di te questa cosa miracolosa che è un piccolo verso di una poesia, o comunque vale anche per la prosa credo. Non hai tempo di pensare alla percezione che tu stesso o gli altri avranno di quello che ora senti come una fede a cui aderire, una profezia di bellezza a cui dare parola, un’emozione da abbracciare con i segni della scrittura. La qualità letteraria o il senso o il consenso sono tutte questioni che verranno dopo, quando la scrittura entra nel mondo della comunicazione sociale e dei suoi meccanismi, a volte virtuosi e a volte meno. Essere letti è sempre un piacere per chi scrive, perché si ha modo di vedere come la scrittura per sua natura tenda a prendere vita in altre interpretazioni e visioni, quello che si credeva lettera ferma, incisa, inerte, invece è viva e vitale, muta come un organismo, cresce, muore e poi risorge a volte, spesso. I premi letterari danno il piacere di essere letti da persone sensibili che amano e conoscono la letteratura, di conoscere altre persone che hanno questa tua stessa passione, fare amicizia, avere uno scambio non solo culturale, ma un dialogo umano. Tutto questo credo sia molto importante, assieme alla soddisfazione di vedere la tua scrittura vivere in altre persone. Il primo premio per chi ama la poesia è sempre scrivere poesie. 

4) Come definisci il tuo stile poetico?

Non saprei definirlo perché ammesso abbia uno stile poetico ben circoscrivibile, non è stato per me il risultato di una scelta consapevole, né una ragionata o meditata costruzione. Per me la poesia ha da sempre rappresentato molte cose, anche in contraddizione l’una con l’altra. Una forma di terapia rispetto alle mie fragilità, o anche un modo di dialogare con le parti più profonde e imperscrutabili del mio animo, perché no una via arcaica e creativa alla conoscenza del mondo, anche una compagnia nei momenti di solitudine, una velleità intellettuale o una vanagloria personale, quindi può anche aver rappresentato varie vesti dell’illusione, o anche la più tangibile e metafisica percezione di verità, che ho avuto nella mia piccola e grande e confusa esistenza. Potrei aggiungere molto altro ancora, attimi, illuminazioni, ideali, sconfitte e tanto altro. Dopo tanti modi e universi in cui la poesia si è presentata al mio animo, aperto a volte con amore incondizionato, a volte con tormento, devo dire che non so più dare una risposta univoca cosa sia per me e cosa rappresenti o quale funzione abbia. Adesso anche quando non scrivo in qualche modo la poesia fa parte della mia esistenza, dei miei pensieri e delle mie emozioni. Anche non scrivessi neanche più un verso, la poesia ha assunto un peso abissale e spettrale nel mio vivere, c’è anche se non si manifesta nello scrivere. Dopo tutto quello che ha significato e può significare anche adesso è diventata una persona, seppur priva di un corpo se non temporaneo, quello della scrittura. In questo senso il suo peso sovrasta di gran lunga il concetto di funzione o utilità o scopo. La poesia, essendo una persona, non importa sia utile, anzi la sua elitaria inutilità, rispetto al modo normale di concepire le cose e il loro peso, le dona un senso ancora più fondamentale. La poesia stessa è il mezzo e il fine. Solo che cosa sia o chi sia questa poesia di preciso ancora non lo so. Una specie di grazia e mistero, ma con la semplicità delle piccole cose e dei sentimenti più autentici. E in questo senso le forme o gli stili che può assumere sono potenzialmente molteplici. Ho scritto sonetti, canzoni, poesie ermetiche, liriche, elegie, odi, distici, verso libero e sicuramente altre forme di poesia, ma spesso senza neanche saperlo o volerlo, con la spontaneità e incoscienza della primavera, che fa sbocciare fiori di tanti colori e di molte varietà.


Fonte notizia: http://nulladie.com/it/catalogo/549-emanuele-martinuzzi-l-idioma-del-sale--591.html


Poesia | silloge | raccolta | I Canti | Nulla die |



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