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"Sei un povero demente". Anche Storace e Santanché contro Antonello De Pierro

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Il presidente dell'Italia dei Diritti ha subito un linciaggio mediatico, ancora in corso, senza precedenti dopo la pubblicazione di un innocente tweet sulla manifestazione di Roma

Roma - Non accenna a scemare il linciaggio mediatico che sta colpendo da circa una settimana il presidente dell'Italia dei Diritti Antonello De Pierro, dopo che questi aveva pubblicato, in occasione della manifestazione tenutasi davanti a Montecitorio nel giorno della fiducia al Governo Conte bis, un tweet che stimava il numero dei partecipanti a una cifra che si aggirava intorno ai 300.

La quantità espressa, che comunque è alquanto compatibile con la realtà partecipativa dell'improvvisata piazza, non è stata giudicata congrua dai supporter leghisti, i quali si sono scagliati contro il giornalista romano in decine di migliaia, con insulti e minacce su tutti i profili e le pagine social facenti a lui riferimento, da Twitter a Facebook, passando per Instagram per arrivare a You Tube e a ogni articolo pubblicato in rete che permettesse commenti degli utenti, specie dopo che Matteo Salvini gli aveva rivolto una critica dal palco, pur senza citarlo. Il primo post, dopo mezz'ora aveva già ricevuto 200.000 visualizzazioni e oltre 1000 commenti. Infatti subito dopo De Pierro ne aveva pubblicato un altro, con foto allegata, al fine di dimostrare la veridicità di quanto aveva affermato. Ma ciò non aveva convinto i suoi contestatori, i quali si erano ripetuti, rincarando notevolmente la dose , con una "violenza verbale senza precedenti", come l'aveva definita il leader dell'Idd.

Ed ecco che, facendosi strada tra la montagna di insulti, il paladino dei diritti si è imbattuto in alcuni eccellenti, tra i quali spiccano quelli di Francesco Storace e di Daniela Santanché. Quest'ultima si è concessa anche una replica su Facebook, dove ha apostrofato, con un messaggio praticamente identico a quello di Twitter, il numero uno dell'Italia dei Diritti come "uno di quei giornalisti tifosi", chiudendo con un "ci vediamo e contiamo alle elezioni".

Non si è fatta attendere la risposta di De Pierro: "Mi fa sorridere l'espressione con cui Daniela Santanché mi ha etichettato. Mi ha dato del 'tifoso'. Probabilmente è venuta a conoscenza della mia fede calcistica nei confronti della A.S. Roma. Comunque, ironia a parte, ho solo fatto un'oggettiva e approssimativa stima circa il numero dei partecipanti alla manifestazione, peraltro non lontana da quella ufficiale, l'unica che abbia valore, fornita dalla questura. La parola "tifoso", in senso giornalistico, non mi appartiene di certo. E anche nell'alveo politico la mia onestà intellettuale è nota. Lei stessa ne è testimone, ancorché sembra abbia smarrito qualche file mnemonico. Anni fa, dopo che fu aggredita verbalmente da un gruppo di extracomunitari, se non erro dopo una trasmissione televisiva, non ebbi alcun indugio nell'esprimere al suo indirizzo la mia più totale solidarietà, a cui lei rispose con evidente apprezzamento. Ricordo perfettamente che fu il quotidiano Libero a pubblicare entrambe le attestazioni.

Faccio presente inoltre che le legittime critiche da me esplicitate nella congiuntura erano rivolte esclusivamente ai supporter leghisti, specie quelli del Sud, i quali, senza una piattaforma ideologica di riferimento, sono artatamente telecomandati dai proclami salviniani, mostrando coscienze anestetizzate e scarsa capacità di autodeterminazione. Parametri concettuali non riconducibili all'azione politica di chi si muove sotto l'egida di Fratelli d'Italia, o anche di Casapound e Forza Nuova, presenti alla manifestazione, che può non piacere ed essere non condivisibile, ma sempre coltivata nei contorni perimetrali di un terreno ideale. Mi sembra che anche Daniela Santanché fosse all'opposizione rispetto allo scorso governo gialloverde formato da Lega e Movimento 5 Stelle. Se poi qualcuno vuole fare demagogia, condizione comportamentale molto diffusa, ma altrettanto deleteria nel dibattito politico. E vi assicuro che, come non eravamo a favore del precedente esecutivo, non ci trova certo d'accordo l'attuale soluzione governativa per guidare il Paese. Di giallorosso io riconosco solo i colori della mia squadra del cuore. Purtroppo ciò è il frutto di una legge elettorale che nel suo impianto mostra assurdità imbarazzanti e da sempre abbiamo rispedito al mittente.

Pertanto se qualcuno pensa, come è già successo, di potermi bollare come appartenente al Partito Democratico posso categoricamente rispondergli che sbaglia di grosso. Mai avuta alcuna tessera. In un'era caratterizzata dal tramonto delle ideologie noi ci poniamo come post-ideologici, oltre quelle barriere di pensiero che spesso soffocano la concretezza operativa, che ne esce inevitabilmente coartata. Sono orgoglioso di presiedere un movimento che guarda ai problemi e alla soluzione, ancorato ai capisaldi della legalità e della giustizia, e ancor prima dell'etica.

Nei comuni dove abbiamo i nostri eletti, nella Città Metropolitana di Roma Capitale siamo la lista con più consiglieri sotto i 15.000 abitanti, lo stiamo dimostrando, combattendo quotidianamente sistemi gestionali ormai consolidati e appiattiti su posizioni poco funzionali alle esigenze dei corpi collettivi, nella gran parte dei casi riconducibili proprio al Pd. Evidentemente la signora Santanché è poco informata in merito. Noi lottiamo per quei diritti che spesso la politica di palazzo calpesta e mortifica, e quelli non hanno colore. Rossi, neri, bianchi, a noi poco importa. I cittadini non trovano risposte alle loro istanze, al loro grido spesso di dolore, e noi questi italiani, li prendiamo per mano e cerchiamo di affrontare le questioni che stanno loro a cuore, spesso contro l'inerzia delle amministrazioni di competenza. Non abbiamo bacchette magiche o ricette miracolose, ma ci proviamo e spesso ridiamo finalmente il sorriso a chi credeva di averlo perso per sempre. Quando e se vorrà sarà mia cura mostrare alla signora Santanché una realtà che forse ignora. E' questa la mia risposta a un commento legittimo, espresso con toni civili e pacati, mai debordanti rispetto ai confini della continenza.

La stessa cosa non posso dire in afferenza al tweet di risposta proposto da Francesco Storace, che giudico profondamente offensivo e livoroso e che, devo dire, mi sorprende pure, avendo avuto in passato più di un approccio all'insegna della cordialità. La mia è stata una considerazione oggettiva ictu oculi, le sue valutazioni circa la manifestazione mi suonano un tantino faziose e di parte, specie quando parla addirittura di 'imponente manifestazione" e di '30.000 persone'. Per ciò che inerisce al suo tweet al mio indirizzo affido la mia risposta al silenzio, che a volte può essere assordante, non merita il mio commento verbale".

L'ex ministro della Salute, già presidente della Regione Lazio e attuale direttore del Secolo d'Italia aveva risposto lapidario: "Sei un povero demente".

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