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Dino Buzzati nel cinquantesimo della morte

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Dino Buzzati nel cinquantesimo della morte

Autore di un grande numero di romanzi e racconti surreali e fantastici, tanto da esser stato a più riprese definito il "Kafka italiano", viene considerato, insieme ad Italo Calvino, Tommaso Landolfi e Juan Rodolfo Wilcock, uno dei più grandi scrittori fantastici del Novecento italiano.


Il prossimo 15 aprile sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la conversazione relativa alla quarta giornata di studi, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” sul tema “Dino Buzzati nel cinquantesimo della morte”.«Sono un pittore il quale, per hobby, durante un periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista». Così si descrive Dino Buzzati (1906-1972) scrittore talentuoso e profondo, uno dei più belli del nostro Novecento al punto che le sue pagine, intense e ispirate, allegoriche e ammonitrici, sono tra le più amate anche dai lettori odierni. Nato a San Pellegrino, vicino a Belluno e alle amate montagne dolomitiche, che amava scalare, Dino Buzzati ha poi vissuto gran parte della sua vita a Milano, città in cui ebbe modo di osservare l’alienazione dell’uomo contemporaneo, disarcionato dal rapporto con la natura. Nel gennaio del 1939 consegna il manoscritto del suo capolavoro, del suo libro più amato e conosciuto, quel "Il deserto dei Tartari" che diverrà un emblema della letteratura del Novecento. Il romanzo è la storia di un giovane militare, Giovanni Drogo, che inizia la propria carriera nella fortezza Bastiani, che sorge isolata ai confini di un immaginario regno e in un'epoca non precisata. Se inizialmente, per Drogo, quella fortezza è un luogo chiuso, inospitale e che non gli offre alcun futuro, col passare del tempo vi si abitua, fino a non volerla (e non poterla) più lasciare, sia a causa della perdita di contatti col resto del mondo, sia per la continua speranza che un giorno i Tartari, dal deserto, attacchino la fortezza. E' chiaro dunque che in tale romanzo è fondamentale l'allegoria che vi è sviluppata, sebbene non siano mai abbandonate la verosimiglianza delle situazioni e l'attenta descrizione di personaggi che diventano quasi dei tipi.La vita di Drogo simboleggia la vita umana, che è incalzata dal passare del tempo e dalla solitudine, in un mondo, rappresentato dalla fortezza, fatto di leggi assurde e speranze inutili. Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi del prossimo incontro organizzato dal Circolo Culturale “L’Agorà” di Reggio Calabria che ha ricevuto il patrocinio dell’Amministrazione Provinciale di Belluno. Dopo i saluti del Presidente del Presidente del Circolo Culturale “L’Agorà” Gianni Aiello, sarà la vola di quelli istituzionali da parte del Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Belluno Roberto Pedrin. La parola passerà al relatore Antonino Megali (Vice presidente del Circolo Culturale “L’Agorà”).Tenuto conto dei protocolli di sicurezza anti-contagio e dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e nel rispetto delle norme del DPCM del 24 ottobre 2020 la conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme dei Social Network presenti nella rete, a far data dal 15 aprile. 


Fonte notizia: http://www.circoloculturalelagora.it/900.htm


Dino Buzzati Traverso | il deserto dei Tartari | provincia di Belluno | Amministrazione Provinciale di Belluno | San Pellegrino di Belluno | narrativa esistenzialista italiana | letteratura | Circolo Culturale “L’Agorà” | Reggio Calabria |



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