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L'Alieno di Alberto Nemo

scritto da: MayDay | segnala un abuso

L'Alieno di Alberto Nemo

Alle ore 22.00 del 9 maggio 2020 esce ”L’Alieno”, il primo racconto breve di Alberto Nemo.


La ricerca artistica di Nemo fa un altro passo avanti seguendo un preciso percorso. Ha iniziato scoprendo il suono e, successivamente, la parola che ha assunto un ruolo sempre più importante nel suo lavoro. Ora è arrivato il momento della narrazione attraverso questo racconto breve. L’attualità è presente nella descrizione della Città in cui abita il protagonista. L’alieno vive in un mondo che sarà la naturale conseguenza di ciò che viviamo, ma non esiste futuro che non debba fare i conti con la realtà ultima delle cose. Un significativo rimando alla performance d’arte “Nemesi Tour”, realizzata da Alberto a gennaio di quest’anno.

Accompagna la pubblicazione un dipinto di Mauro Mazziero.

Ecco il racconto:

L’Alieno

Sun non conosceva altro che non fosse contenuto da pareti. Fin da piccolo la sua educazione era stata seguita da esperti che lo avevano cresciuto per il suo ruolo. La casa in cui viveva era adeguata al suo stato e dall’ufficio poteva osservare le immagini della Grande Città, un’immensa scacchiera regolare di edifici e strade ortogonali.

Non era mai uscito all’aperto, all’esterno non c’erano attività e ogni cosa era stata ambientata in spazi chiusi. Per salvare la vita era stato necessario imprigionarla. Il tempo era scandito dal lavoro che gestiva totalmente con comandi vocali e il suo corpo, come quello dei suoi simili, era adagiato e sorretto da una poltrona mobile. Il giorno volgeva al termine e per Sun era arrivato il momento di uscire dall’ufficio per recarsi verso un piccolo giardino serra che lo attendeva alla fine di ogni giornata. Nell’aria c’era un buon odore e il prato, perfettamente curato, non opponeva ostacoli al suo passaggio. In qualche attimo raggiunse una struttura esagonale ricoperta da rampicanti perenni. Entrò dall’unico lato aperto e fermandosi al centro di esso chiuse gli occhi in silenziosa attesa. Sentì un leggero tocco sul viso e un profumo familiare gli entrò dalle narici. Era il gazebo dei tocchi, un luogo in cui erano stati campionati ed archiviati tutti i gesti delle persone care. Sun era felice. La vita era stata generosa con lui: conobbe Nat in una riunione di lavoro e si piacquero sin da subito. Si incontravano una volta al mese ed entrambi avevano già archiviato i loro gesti. Nella Città tutto avveniva a distanza: nessuno poteva toccarsi o avvicinarsi all’altro, comprese le coppie, che generavano i loro figli per mezzo di appositi grembi artificiali. Di ogni persona era stato memorizzato tutto all’interno di un potente server: la voce, il profumo della pelle e le azioni; per alcuni c’era anche un ologramma capace di interagire in tempo reale. Le classi più elevate potevano avere anche una speciale stanza nella quale poter incontrare le persone care scomparse. Sun rientrò dal giardino a occhi chiusi; conservava ancora il piacere delle suggestioni appena provate.

 

Ma pochi istanti dopo, quando riaprì gli occhi, tutto intorno era buio e capì subito di non trovarsi dove pensava. Lo spazio era stretto, si stava muovendo all’interno di un ascensore. Cercò di attivare l’allarme ma la porta scorrevole si aprì e lo catapultò violentemente fuori. La poltrona si rovesciò e cadde su una terra sabbiosa che gli entrò dalla bocca: paura e stupore si erano impadroniti di lui. Tentò invano di muoversi ma fu colto da un forte senso di soffocamento. Per una strana fatalità era uscito dai luoghi protetti del suo mondo. Sentendosi in totale balia della situazione cominciò a gridare invocando aiuto, ma la sua voce si perse nell’aria di quella notte gelida. Pochi istanti dopo perse i sensi.

 

Quando si risvegliò, si accorse di essere sdraiato su di un lettino. Accusava lancinanti fitte in ogni parte del suo corpo. Una donna si sedette accanto a lui. «Come stai?». Gli chiese. «Dove mi trovo? E chi sei tu? ». Rispose ritrovando la voce a fatica. Non poté fare a meno di notare le sue belle mani e le gambe ben salde sul pavimento: quel genere di corporatura apparteneva solitamente alle classi inferiori che si occupavano dei lavori manuali. Senza la tecnologia che lo sosteneva si sentì completamente inerme. La donna prese un album fotografico e lo aprì ponendolo davanti al suo viso: «Questo è il mondo dei terrestri. È tutto quello che siamo riusciti a salvare dopo che siete arrivati». Sun riuscì a fatica a mettere a fuoco le foto ingiallite tenute ferme dai triangoli di plastica. «All’inizio fu bellissimo, tutti parlavano dell’atterraggio alieno. Fu una vera rivoluzione; ma lentamente poi il vostro mondo ci ha esclusi». Sun avrebbe voluto rispondere ma le parole si fermarono sulle sue labbra. «Nessuno può chiudersi in sé stesso - disse ancora la donna -  ogni realtà porta in sé la propria Nemesi». Dal lettino Sun fece un ultimo sforzo, sollevò la testa in direzione delle foto. Sorrise mentre l’album si chiudeva. Nuovamente il buio, ma non era la notte.

 

Prima che Sun si spegnesse i terrestri lo riportarono nel suo mondo e il personale scaricò nel server tutte le sue informazioni. Tra le ultime immagini che riuscirono a salvare, una in particolar modo emerse su tutte. Era vivida e presente. Raffigurava due corpi che, avvolti nella luce, svanivano in un abbraccio.

arte | musica | letteratura | racconto |



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