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OSCULUM INFAME. Dalle bolle papali, ai sabba seicenteschi, ai gruppi folk

scritto da: Lavinia Ansidei | segnala un abuso

OSCULUM INFAME. Dalle bolle papali, ai sabba seicenteschi, ai gruppi folk

Osculum Infame, bacio spudorato, bacio della vergogna. Erano tutte vere le storie raccontate agli inquisitori o erano semplicemente finte confessioni inventate dalla povera gente per aver salva la vita?


Il tema dell’Osculum Infame desta ancora oggi imbarazzo, benché la maggior parte della gente ignora cosa sia stato o preferisce parlarne in termini aulici per non creare disagi, comunque ciò che spesso non va ammesso è che in realtà questo argomento incuriosisce un po' tutti, anche solo il dubbio se tutta le cerimonie che ne gravitavano intorno siano esistite davvero o meno. 
Innanzitutto con Osculum Infame si va ad intendere il “bacio spudorato” dato al diavolo nella regione sacrale, considerato come una prova a tutti gli effetti del rapporto di sottomissione della donna o uomo al demonio. 
Le prime attestazioni di questa pratica risalgono all’inizio del XII secolo, protraendosi fino al XVII; ne parlano i documenti ufficiali della curia pontificia, le Chansons de geste, fabliaux e novelle, talvolta viene raffigurato anche nei documenti dell’inquisizione. 
Di aneddoti “divertenti” ce ne sono diversi, ad esempio nella raccolta dei “Racconti di Canterbury” (raccolta di 24 narrazioni in inglese antico scritti da Geoffrey Chaucer nel XIV secolo), viene descritta la vicenda del legnaiolo geloso, in cui la fanciulla Allison concede un bacio al chierico Assalonne in maniera piuttosto particolare, ovvero porgendogli il fondoschiena dalla finestra; Assalonne non si accorge subito dell’inganno, e l’autore (Chaucer), ne approfitta per ricordare che “baciò a lei l’occhio di dietro” sostituendo l’occhio al posteriore. 
Analizzando i documenti che attestano il cosiddetto “bacio spudorato”, si nota che questa pratica rimase inizialmente all’interno delle accuse verso i movimenti ereticali, come riportato nella bolla Vox in Rama, stilata nel 1233 da Gregorio IX, in cui quest’ultimo metteva al bando le pratiche che Corrado di Magdeburgo aveva rilevato tra gruppi di eretici nell’area del Reno e della Turingia: i membri di questa sorta di setta, prima rendevano omaggio ad un rospo, successivamente baciavano il posteriore di un individuo, per poi continuare con atti ben più “potenti”. 
Oggi lo storico Franco Cardini, ha ipotizzato un collegamento tra l’Osculum Infame, l’ Osculum Pacis liturgico e l’omaggio vassallatico. 
Nella liturgia cristiana infatti, al momento dell’Eucarestia, era uso baciarsi sulla bocca per ricordare l’amore di Cristo verso gli uomini, sostituito poi nel XIII secolo dal bacio della pace tra i fedeli. 
Per quanto riguarda il gesto vassallatico, il bacio era sempre presente, e confermava la concordia e la fedeltà tra le parti. 
Ci sono da fare delle distinzioni però: il bacio sulla bocca metteva due soggetti sullo stesso piano, quello sulle mani indicava minor intimità tra le due parti ed infine quello dato sui piedi era segno di umiltà, (quindi lascio immaginare il significato di quello dato nel didietro). 
Ecco, lo stesso atto di omaggio che richiedeva un rapporto vassallatico o un bacio dato sulle mani, lo richiedeva anche il Diavolo, ovviamente in altre parti, suggellando il rapporto con i suoi seguaci. 
Per tornare ai documenti che attestano questa pratica, ci trasferiamo al 1529 circa, quando un teologo francescano, Martin de Castenega parlava di questo bacio come una prassi che avveniva all’interno del Sabba, definita Osculum Infame, baiser au cul, kiss of shame, in sostanza baciare il posteriore del Diavolo. 
Interessanti, in quanto prova concreta di ciò che accadeva nei Sabba, sono i processi per stregoneria risalenti al XVI-XVII secolo in Friuli, in cui sono presenti le deposizioni fatte da un contadino, tale Michele Soppe, che prima si dichiara estraneo ai fatti, poi con un piccolo “aiutino” da parte dell’inquisizione confessa quello che gli inquisitori volevano sentire, come spesso accadeva. 
Nella prima dichiarazione viene descritto il Sabba con termini piuttosto espliciti: “nella congregatione si balia e si mangia (...) nella congregatione vanno tutte a basciare il culo al Diavolo, e doppo il Diavolo gli dà autorità di far del male (...)
Nella confessione Soppe specifica pure che il giovedì era il giorno in cui “il Diavolo in forma d’asino, ci voltava il culo, e noi adoravamo il culo e la coda (...)”. 
Infine, per farla breve, dopo le insistenze della “santa” inquisizione, il contadino crollò ammettendo di aver omaggiato il Diavolo e che quando quest’ultimo gli chiese se avesse voluto donargli la sua anima, il contadino gliela promise, rinnegando Gesù e la sua fede; inoltre ogni volta che si presentava a questo ballo stregonesco baciava il didietro del Diavolo. 
Ma che fine fece Soppe? Il contadino morì in carcere ad Udine il 20 novembre del 1650, prima della conclusione del processo. 
La raffigurazione più famosa che rappresenta queste cerimonie risale proprio al XVII secolo e fa parte del Compendium Maleficarum del frate Francesco Maria Guazzo, riportata di seguito. 
Qui sono stati fatti solo degli accenni alla documentazione che descrive tali pratiche, ma sbirciando negli archivi sono infiniti anche solo i processi verso le streghe che includono questo genere di cerimonie, per non parlare del materiale andato “perduto” o bruciato. 
Infine, ho accennato sopra al fatto che spesso di questi riti se ne parla con qualche disagio ma allo stesso tempo curiosità ed attrazione, infatti non si può non pensare a tutte le decine di volumi pubblicati a riguardo (fantasiosi o meno) ed a tutti i gruppi folk, metal ecc. che ne fanno riferimento e che vengono ascoltati da milioni di persone, come ad esempio i Kiss the Anus of a Black Cat, che nel 2012 pubblicarono l’album “Weltuntergangsstimmung”. 

Cultura | sabba | inquisizione | lavinia ansidei | luca filipponi | menottifestivalart | spoletofestivalart |



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